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Citta’ della Moda!

Citta’ della Moda!

Corso Como costituiva anticamente il primo tratto della strada Comasina, interrotta dalla costruzione degli impianti ferroviari (1865) e deviata sulla parallela via Farini. La ferrovia divise corso Como dal quartiere dell’Isola, che fu collegato da una passerella pedonale[1].

Il quartiere intorno a corso Como fu urbanizzato fra il 1860 e il 1880, con l’apertura di nuove vie e la costruzione di case operaie miste ad attività industriali e artigianali di carattere molto modesto.

Nel secondo dopoguerra l’area fu interessata dall’ambizioso progetto del Centro Direzionale, che prevedeva la totale demolizione dei vecchi edifici fatiscenti, da sostituirsi con moderni palazzi per uffici e residenze di qualità. Tuttavia il progetto fu realizzato solo in parte, con la costruzione della nuova stazione Garibaldi (che sostituì la vecchia Porta Nuova) e di alcuni edifici lungo via Melchiorre Gioia (fra cui svetta il grattacielo del Comune). Corso Como rimase in stato di degrado, particolarmente nell’estremità nord, sventrata e mai ricostruita, e adibita per molti anni a parcheggio.

A partire dagli anni novanta corso Como ha subito importanti trasformazioni, con la ristrutturazione degli edifici e l’apertura di numerosi locali notturni. Attualmente la strada è un’isola pedonale e costituisce una delle aree principali della vita notturna milanese.

Una città della moda da 680 milioni di euro

A Garibaldi-Repubblica palazzi di vetro, un parco e un museo… tutto ciò diventerà un punto d’incontro per i milanesi!

Alto come sono alte le sue Petronas towers di Kuala Lumpur, l’ultrasettantenne architetto americano Cesar Pelli ha presentato ieri il suo master-plan per la Città della Moda, ora esposto all’Urban Center in Galleria.
Tutto risolto, dopo cinquant’anni, per l’area Garibaldi-Repubblica? Vedremo. Intanto la Città della Moda, il cui progetto è stato rielaborato sulla base di quello di Pierluigi Nicolin (vincitore del concorso indetto più di vent’anni fa) su area acquisita dall’immobiliare americana Hines, nascerà intorno a una piazza rotonda di cento metri di diametro posta a sei metri di altezza, realizzata tra l’imbocco di corso Como e la stazione Garibaldi.

Intorno sorgeranno palazzi schizzati in ferro e vetro, il più alto dei quali dovrebbe essere quasi di 150 metri. Sotto, interrati, gli assi di scorrimento veicolare e ferroviario, i parcheggi e una strada con negozi. A nord il traffico veloce. Oltre la piazza sorgeranno un Museo della moda e, a nord, il parco di 108 mila metri quadrati (la Biblioteca degli alberi), del gruppo olandese Inside-Outside. Questa città su più livelli è collegata con gli altri poli del centro direzionale: la nuova sede del Comune in Melchiorre Gioia e il grattacielo della Regione di Pei su via Sassetti.

La Città della Moda costerà 680 milioni di euro, messi dalla Hines attraverso fondi pensione, e sarà costruita tra il 2006 e il 2009 dopo bonifica e appalti. La direzione artistica sarà di Pelli ma la progettazione dei palazzi sarà affidata ad altri architetti, «per consentire anche ad altri di progettare», fanno sapere Riccardo e Manfredi Catella che amministrano Hines Italia. Quanto ai numeri si prevedono 15.000 metri quadrati di residenziale, 50.485 di terziario, 10.000 commerciale (con shop e store), 15.000 ricettivo, 20.000 espositivo (il Museo della Moda) per un totale di oltre 110.000 metri quadrati.

«Abbiamo puntato sull’interramento dei binari per creare un percorso pedonale che parte da corso Como e sfocia in una agorà della moda. Qui, d’estate, si potranno svolgere manifestazioni all’aperto. Insomma una città per i pedoni», spiega Pelli.
Per il sindaco Albertini è un’altra fetta di quella «Città del verde» che Milano sta costruendo: «Qui ci saranno 108 mila metri quadrati di verde». E aggiunge: «Le grandi firme avranno un loro quartiere e strutture adatte, anche se questa non sarà solo la cittadella della Moda, ma uno spazio che la città offre agli operatori della moda». Il governatore, Roberto Formigoni, ha parlato di «città in rimonta», ha ricordato che l’intuizione della Città della Moda si deve a Nicola Trussardi e che «questo progetto lascerà un segno dell’eccellenza dei nostri tempi». Filippo Penati, presidente della Provincia, ha aggiunto che «i nuovi simboli devono diventare una rete ed essere coordinati da un governo metropolitano».

«Con questo progetto Milano dà una risposta alla moda che tanto ha caratterizzato la produzione della città negli ultimi 50 anni», ha ricordato l’assessore all’Urbanistica, Gianni Verga. «Non è un luogo alternativo o sostitutivo di quelli che gli stilisti hanno fatto, ma un servizio per tutti».
Su questa linea è anche il mondo della Moda. L’assessore ai Grandi eventi, Giovanni Bozzetti, sottolinea che questo «è un centro polifunzionale, non un contenitore di sfilate ma un luogo da vivere 365 giorni all’anno». Più nel dettaglio del funzionamento della macchina è entrata Beatrice Trussardi, vicepresidente della Fondazione Città della Moda (presieduta da Graziella Martini Giobbi), spiegando che «il centro di alta formazione si avvarrà del contributo di Bocconi, Cattolica e Politecnico».

E la città come reagisce? Il più «modaiolo» degli stilisti, Roberto Cavalli, approva l’idea: «E’ un centro istituzionale che può convivere accanto ai nostri atelier». Approvazione con riserva dall’ex assessore Philippe Daverio: «L’importante è che i grandi stilisti non lo ostacolino. Serve una sorta di garante autorevole, come è stato Beppe Modenese, e, secondo me, non dovrebbe esserci alcun museo della moda». I Ds, con Pierfrancesco Majorino, parlano di «progetti spinti più dalla logica del cemento che dalle necessità del comparto».

Resta aperto il confronto con i cittadini dell’Isola, che non vogliono veder compromesso il tessuto urbano e che ieri hanno manifestato a Palazzo Marino indossando guanti bianchi. «Apprezziamo il lavoro di Pelli — affermano Giampaolo Artoni, presidente Circolo Legambiente Isola, e Ennio Rota, responsabile Legambiente Milano — che ha occhi e orecchie anche per il territorio e i suoi abitanti, apprezzati forse un po’ meno dall’assessore Verga». Che risponde: «Stiamo cercando una soluzione, prima parziale e poi definitiva, soddisfacente per tutti».

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